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La
via principale della città, il centro propulsore, punto
d'incontro ma anche di partenza per ogni iniziativa o idee
nuova; una via bella ed elegante, ricca e illuminata, sede di
storia e di tradizioni: da sempre, per i chietini, corso
Marrucino si identifica con la città stessa. Basta
percorrerlo per capire il perché. Su di esso s'affaccia la
chiesa di
San
Francesco della Scarpa , in origine
una
costruzione risalente al XIII secolo. Dell'antica nascita
conserva però soltanto un rosone di travertino e pochi archetti
sulla facciata. La chiesa fu interamente restaurata nel XVII
secolo. Annesso alla chiesa un convento: vi è custodita una
splendida statua in legno del Trecento raffigurante una Madonna
con il Bambino. Il
convento appartenne ai frati minori: la tradizione vuole che a
fondarlo sia stato lo stesso San Francesco d'Assisi nel suo
unico viaggio in Abruzzo, a Penne. All'altezza di piazza Gian
Gabriele Valignani, che s'apre all'incirca a metà dei corso
Marrucino, c'è il palazzo dell'Arcivescovado; è li da
almeno un millennio, rifacimenti a parte. Al suo fianco si trova
una torre fatta erigere dal vescovo Valignani intorno al 1470.
Poco distante incontriamo il teatro Marrucino
costruito nel 1813. Esso sorge dove s'alzava la chiesa di
Sant'Ignazio. Il teatro, splendido e austero, fu chiuso subito
dopo la seconda guerra mondiale. Restaurato, è stato riaperto
al pubblico nei primi anni Settanta. Sulla sinistra dei teatro
Marrucino s'alza palazzo Martinetti
Bianchi
, ex
collegio dei gesuiti e ora sede della Pinacoteca provinciale
intitolata a Costantino Barbella. Nella Pinacoteca sono
custodite alcune tele di grandissimo valore artistico e storico:
una tavola dei XV secolo, della scuola abruzzese, che raffigura
la Madonna nell'atto di ristorare con il proprio latte le anime
del Purgatorio; una tela del pittore polacco Reuther in cui sono
ritratti San Celestino papa e Braccio da Montone; un San
Giovanni Battista, un San Francesco d'Assisi dello spagnolo
Zurbarán, a olio. La Pinacoteca custodisce anche pregevoli
opere moderne di Francesco Paolo Michetti e di molti altri
pittori abruzzesi del Novecento. Sempre lungo corso Marrucino è
la chiesa di San Domenico, un tempo dei Padri Scolopi. Il
disegno è sicuramente barocco e risale al XVII secolo. La
facciata è in pietra, la torre campanaria in cotto. San
Giustino, la cattedrale di Chieti è vanto e orgoglio di tutta
la città. È in piazza Vittorio Emanuele II e si dice sia stata
elevata nel punto in cui sorgeva un tempio dedicato ad Ercole.
La sua è una vicenda architettonica di restauri non sempre
azzeccati, una storia parallela a quella della città. Splendidi
i tesori in essa conservati, ma ne parleremo più avanti. Prima
della devastazione, col ferro e col fuoco, ad opera di Pipino,
la chiesa era dedicata a San Tommaso. Fu
restaurata intorno all'840 dai vescovo Teodorico. Intorno
all'anno Mille, nella cripta, trovarono rifugio i teatini
terrorizzati dall'arrivo dei saraceni. La consacrazione a San
Giustino avvenne a opera dei vescovo Attone e il corpo del santo
vi fu depositato intorno al 1432. La cappella andò via via
arricchendosi di arredi e ori: l'arcivescovo Peruzzi la ornò
d'oro e di marmi. Monsignor Colantonio Valignani donò alla
chiesa un calice d'oro di impareggiabile fattura. Arriviamo al
1590 circa quando un terremoto distrugge gran parte della
cattedrale. Gli arcivescovi devono ricominciare da capo. Tocca a
Matteo Samminiati dare inizio ai lavori di restauro. La chiesa
s'arricchisce di un battistero in porfido e di altri ori e
marmi. L'opera è proseguita poi dall'arcivescovo Brancia e nel
1770 l'arcivescovo Del Giudice decide un nuovo totale restauro.
La basilica è a tre navate, nove sono gli altari, oltre a
quelli della cappella del Sacramento. Davanti all'altare
maggiore un paliotto in marmo scolpito illustra momenti della
vita di San Giustino e di San Tommaso. La chiesa è austera,
essenziale. Non piace però all'arcivescovo Ruffo Scilla che nel
1877 decide di mettervi mano pesantemente: così trionfa lo
stile barocco. Viene rifatta la facciata, vengono imbiancati i
dipinti della sacrestia, viene tolto l'organo dalla parete di
fronte all'altare maggiore e in sua vece viene sistemata una
enorme cornice dorata. Nella cripta, alla quale si accede
tramite due scalinate, si trovano ornamenti e arabeschi, pitture
e sculture oltre alle tombe di quasi tutti i vescovi e
arcivescovi titolari della chiesa. A monsignor Scilla non piace
però neppure la cripta, e lo stile barocco trionfa anche li,
sostituendosi all'essenzialità delle antiche linee. Splendido
il tesoro della cattedrale, che comprende tra l'altro un calice
d'argento dorato di scuola veneziana (XIV secolo circa). Da
segnalare inoltre due messali miniati: uno, scritto da Paolo
Diacono, è opera di Teodoro di Ortona dell'XI secolo (338 fogli
miniati illustrano il sacrificio della Messa): l'altro, di 223
fogli, detto anche 'missale Borgia', appartenne a Giovanni
Borgia, nipote di Alessandro VI e fu donato alla cattedrale da
Guida de' Medici. La chiesa di Santa Maria a Tricalle si
trova poco fuori del centro, a Tricalle appunto, così detta dal
latino 'a tribus callis', dove s'incrociano tre strade. Sorge
sui resti di un tempio romano dedicato a Diana. Fu costruita nel
1317, a pianta ottagonale, circondata da un porticato. Nel 1879
fu dichiarata monumento nazionale. La chiesa del Carmine,
nel rione Civitella, è poco distante dai ruderi
dell'anfiteatro. È la chiesa dei monaci celestini. Si dice sia
stata eretta sulle rovine dell'antica rocca preromana, proprio
sul colle. È datata 1290, opera del beato Roberto de la Salle.
Fu interamente rifatta alla metà del Seicento. Vi si ammirano
uno splendido altare maggiore di legno intagliato e un quadro
del XVI secolo, La Vergine e i santi, di scuola bresciana. la
chiesa di Sant'Agata, nel rione Trivigliano, fu iniziata
nel 1288 dal vescovo Tommaso, ordinato due anni prima da papa
Onorio IV.
Su
via Santa Maria c'è la chiesa di Sant'Agostino,
costruita dagli agostiniani all'inizio dei XIV secolo e
ristrutturata trecento anni dopo. Vi si notano ancora tracce
dell'originario stile romanico. All'interno è gelosamente
custodito un grande Crocifisso in legno del XIV secolo. Attigua
al convento dei cappuccini, la chiesa di Santa Maria Mater
Domini, detta anche Santa Maria della Porta. Qui si venera
forse la più antica e preziosa immagine sacra abruzzese: un
bassorilievo in pietra della Mater Domini risalente al XII
secolo. Splendida, la villa comunale con i suoi tigli, i
cedri, le magnolie, le sue passeggiate riposanti, luogo
d'incontro distensivo e gradito. Nel suo cuore hanno sede
l'ospedale militare e il Museo Nazionale Archeologico,
quest'ultimo nella villa appartenuta alla famiglia Frigeri.
Chieti è fatta anche di splendidi palazzi, primo tra tutti
quello municipale, costruito nel 1517. È chiamato anche 'nuovo
episcopio' e ha ben cento stanze. In tempi passati fu adibito a
caserma della gendarmeria reale. Il palazzo del Governo
sorge sulle rovine della chiesa di San Domenico, costruita da
Carlo II di Sicilia. Nelle stanze dell'appartamento privato del
prefetto sono custodite, splendide opere tra le quali Suono e
sono di Basilio Cascella e Ritratto di Costantino Barbella di
Francesco Paolo Michetti. Il Museo Nazionale
Archeologico di Chieti è il più importante d'Abruzzo e raccoglie reperti
provenienti da scavi fatti in tutta la regione. Proprio di
recente si è arricchito di due pezzi unici, le uniche
testimonianze fenicie in Abruzzo: due stele dei VI secolo
trovate durante gli scavi a Penna Sant'Andrea. Il Museo Nazionale
Archeologico di Chieti è noto in tutto il mondo per
il sud Guerriero di Capestrano, l'uomo italico nella cui stirpe
si inseriscono gli stessi marrucini, simbolo del Museo
inaugurato nel 1959 dall'allora presidente della repubblica
Giovanni Gronchi. Di recente il Museo è stato ristrutturato, 'reinventato'
si può dire, nelle sale del palazzo dell'ex villa Frigeri, alla
villa comunale. Oltre al Guerriero, pezzi pregiati sono
l'imponente statua di Ercole proveniente dagli scavi di Alba
Fucens, una testa di vecchio della metà dei I secolo a.C.
proveniente dagli scavi di Foruli, la splendida collezione
numismatica, con monete che vanno dal periodo italico fino al
secolo scorso è che ripercorre la storia economico-sociale
dell’intero Abruzzo, un letto bronzeo del I secolo di
Amiternum e la Venere Anadiomene di Alba Fucens.
Il Museo d'Arte "C. Barbella"
con un patrimonio di dipinti, sculture e ceramiche che spaziano
dal 1400 al 1900, con particolare attenzione per le espressioni
artistiche del secolo XIX, soprattutto Costantino Barbella e
Francesco Paolo Michetti. Il Museo Diocesano, di prossimo
rinnovato allestimento, ricco di esemplari della statuaria
medievale abruzzese e pale d'altare barocche.
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