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I
due monumenti-simbolo di questa città si trovano a pochi passi
l'uno dall'altro e si fanno concorrenza
pur
appartenendo ad epoche tanto diverse: la cattedrale e il teatro
romano. La cattedrale, complesso di rara e inquietante
bellezza,
lotta
tra il gusto tutto abruzzese del
coronamento orizzontale, gloria duecentesca o trecentesca di
basiliche e chiesette disseminate per tutta la regione, e la
volontà verticale del primo rifacimento. La cattedrale, chiesa
di San Berardo, fu eretta nel 1158 per volontà di Guido II. Nei
primi anni del Trecento Niccolò degli Arcioni la fece
allungare; dalla seconda metà dei Quat- trocento fino agli anni
Trenta di questo secolo la cattedrale fu oggetto di svariati
interventi, arricchimenti seguiti a ripensamenti che ne
cambiarono di volta in volta l'aspetto lasciando sempre
un'impronta, spesso una traccia delle mode architettoniche
imperanti; così, per esempio, la facciata risulta stranamente
composita, come dicevamo, frutto di due volontà, quella
verticale e quella orizzontale; il romanico della parte
inferiore duecentesca e la parte rialzata con mattoni a spina di
pesce conclusa da merlatura ghibellina tre- centesca; il portone
di Diodato Romano risale al 1332 ma fu sicuramente modificato
nella seconda metà del Quattrocento quando vennero aggiunte
l'alta ghimberga e le guglie. Sulle colonnine esterne al portale
sono poggiate le statue dell'Annunciata e dell'Angelo
annunziante, opere di Nicola da Guardiagrele; ai
lati del timpano gotico due edicole, anch'esse a forma di guglia,
racchiudono le statue del Battista e di San Berardo; un bel
finestrone tondo è racchiuso nel timpano triangolare e sostiene
un'altra edicola con il Redentore che benedice. Nell'architrave
lo stemmna del vescovo Niccolò degli Arcioni affiancato, a
sinistra, da quello di Teramo e, a destra, da quello di Atri. A
destra della chiesa il campanile costruito a più riprese a
partire dalla seconda metà dei XII secolo. L'intorno a tre
navate divise da colonne e pilastri con archi a tutto sesto trae
luce da lunghe monofore ricavate nei muri della navata mediana;
il soffitto, a travature scoperte, è ornato da antichi motivi;
ogni campata conserva gli stemmi dei vari canonici che
contribuirono alla ricostruzione. Sul fondo della navata
centrale l'arco trionfale con il busto in bronzo del vescovo
Micozzi e le stazioni della Via Crucis sono opera di U lderico
Conti. Alle pareti residui di affreschi del Quattrocento. Il
pezzo forte della cattedrale è rappresentato dal paliotto
d'argento che decora l'altare maggiore; opera di Nicola da
Guardiagrele, fu eseguito in quindici anni, dal 1433 al 1448, su
commissione di Giosia d'Acquaviva. La grandiosa opera è
composta da trentaquattro pannelli quadrati più uno
rettangolare contenenti scene sacre; incorniciano il tutto
ventisei triangoli in smalto. Il teatro romano, poco
distante dalla cattedrale, ancora oggi è utilizzato per
manifestazioni culturali e sportive. La cavea, del diametro di
ben 78 m, poteva ospitare circa tremila spettatori; della scena
è stato riportato alla luce solo il tratto orientale.
L'alzato
dei palcoscenico è decorato con nicchie alternate
sermicircolari e rettangolari. La ricchezza delle decorazioni e
il tipo di costruzione datano il complesso intorno al 30 a.C.;
la muratura interna era realizzata in tufo e mattoni, l'impianto
della cavea, invece, era costruito in travertino e poggiava su
venti arcate, due delle quali ben conservate, alle quali
corrispondevano altrettanti fornici radiali destinati a
sostenere le gradinate. A ovest del teatro sorgeva l'anfiteatro,
i cui resti in laterizio si possono vedere lungo via San
Berardo, sulla fiancata sinistra della cattedrale e incorporati
nelle mura del cortile dell'attuale liceo artistico.
L'anfiteatro risale al III-IV secolo ed era di modeste
dimensioni; l'ingresso principale si apriva a oriente. Molte
pietre lavorate dell'anfiteatro si trovano conglomerate nelle
mura esterne della cattedrale, che conserva altri resti romani.
Alla fine del secolo scorso nella chiesa fu trovata addirittura
una casa romana interrata a tre metri di profondità. Nelle
cantine di casa Savini, in via Antica Cattedrale, è stato
scoperto un bellissimo mosaico che raffigura un leone in lotta
con un ser- pente; di questa importante dimora sono stati
'ricostruiti' l'atrio con il pavimento in mosaico, il tablino,
che è l'ambiente più importante di una casa romana, e
l'ingresso, che però è stato ricoperto. San Getulio, in via
Antica Cattedrale, rappresenta l'unico resto altomedievale di
Teramo. Sorta in età bizantina su di un tempio romano, la
chiesa distrutta e poi ricostruita nel XII secolo fu
definitivamente bruciata nel 1155 dai Normanni, che diedero alle
fiamme l'intera città. Oggi della chiesa restano soltanto il
presbiterio, tre archi romanici in mattoni che rappresentano il
frontale e, elemento di altissimo valore storico-artistico, il
trionfo, tre archi su due colonne di cipollino indipendenti
dalla struttura romanica cui sono addossati, unici ruderi della
cattedrale bizantina sopravvissuti alle devastazioni normanne. Sant'Antonio,
nella parte orientale della città, a largo Melatini, risale al
1227 ma fu ampliato esattamente cento anni dopo. La facciata è
arricchita da un portale romanico con archivolto de- corato.
Un'enorme bifora divisa in due da un architrave nell'abside e
tre monofore sul lato sinistro danno luce all'interno ad una
navata, appesantita da stucchi del periodo barocco. La Madonna
delle Grazie risale al 1153 e prende origine dalla chiesa di
un monastero di benedettine che si chiamava Sant'Angelo delle
Donne; nel 1448 venne ingrandito per alloggiarvi i frati Minori
di San Giacomo della Marca che la dotarono di un'immagine della
Vergine opera di Silvestro dell'Aquila. La chiesa è stata
rinnovata nel 1920, con l'attuale facciata ibrida tra romanico e
rinascimentale. L'interno, a croce latina, è decorato con
affreschi di Cesare Mariani, pittore in auge alla fine
dell'Ottocento, che si raffigurò, grande vecchio con barba,
nell'affresco del presepio. Sull'altare maggiore la Madonna con
il Bambino, in legno policromo, opera di Silvestro dell'Aquila.
Il Museo civico e la Pinacoteca, quest'ultima
recentemente riordinata, si trovano in piazza Garibaldi, presso
la villa comunale. Il primo nucleo della raccolta si costituì
nel 1869 con opere provenienti essenzialmente dalle chiese e dai
conventi chiusi in seguito alle 'leggi eversive'. Durante la
guerra le opere vennero sistemate in depositi e i locali
affidati alla GIL (Gioventù Ialiana del Littorio); nel
dopoguerra il patrimonio risultava gravemente danneggiato e in
parte predato. Tra i reperti archeologici oggi sono visibili
alcune testimonianze dell'età romana. La Pinacoteca, più
fornita, presenta opere di Giacomo da Campli e del Maestro dei
polittici crivelleschi; dipinti di diverse scuole con opere
attribuite al Solimena e al Saraceni, nonché dipinti di artisti
locali come Gennaro Della Monica, Pasquale e Raffaello Celommi,
Giuseppe Bonolis, Basilio Cascella e altri. Molto interessante
la sezione riservata alle
ceramiche di Castelli.
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