|
Per noi ragazzi era un avvenimento,
un giorno tanto atteso.
"Santa Lucia", il giorno
più corto che ci sia. "Che Santa Lucia ti protegga la
vista"; "Santa
Lucia di Prezza": dicevano i nostri nonni. Lucia,
fanciulla di Siracusa, al momento di sposarsi, decise di
rinunciare al matrimonio e di consacrarsi alla vita religiosa.
Il fidanzato, per vendetta la denunciò all'arconte Pascasio,
che decise di relegarla in una casa di tolleranza, per
disonorare il suo corpo consacrato a Dio. Ma nessuno riuscì a
trascinarla a destinazione nemmeno soldati, maghi, persino una
coppia di buoi si sforzò invano. Allora Pascasio ordinò che
fosse bruciata sul rogo. Mentre il fuoco ardeva Lucia disse:
"Pregherò il Signore che questo fuoco non mi molesti, io
che ho fede nella croce di Cristo, farò vedere ai credenti la
virtù del martirio ed ai non credenti toglierò l'accecamento
della loro superbia". Da
queste parole sembra che abbia avuto origine il patronato sulla
vista spirituale che poi si è esteso alla vista in genere.
Sopravvisuta al rogo, Lucia fu fatta decapitare. Morì
il 13 dicembre del 304, giorno che coincideva, secondo il
calendario giuliano, con il solstizio d'inverno, solstizio,
portato al 21 dicembre con il calendario gregoriano. Le
sue spoglie, dopo tanto peregrinare, riposano presso la chiesa
dei santi Geremia e Lucia in Venezia, ove è venerata. Siracusa
città natale ne rivendica i resti. I
fatti accaddero sotto il domino dell' imperatore Diocleziano,
spietato persecutore dei cristiani. Un
pò di storia non guasta, aiuta a capire perchè si usava
accendere i fuochi: sia per rievocare il martirio della Santa,
sia perchè da questa coincidenza nasce la tradizione che santa
Lucia sia portatrice di nuova luce. Ebbene,
noi ragazzi di allora non tanto eravamo al corrente della
tradizione, però facevamo il possibile per fare dei grossi
falò. Era una sfida tra rioni a chi accendeva la catasta più
alta e più duratura, perciò dovevamo metterci alla ricerca di
legna e paglia da ardere. La cernita cominciava diversi giorni
prima. Alcune squadre si occupavano di cercare in una direzione,
altre in un'altra. Quante liti con i contadini, quante fughe per
l'avvicinarsi della guardia campestre, irremovibile ed
insensibile alle nostre giustificazioni. Le
sentinelle funzionavano bene però, al fischio di pericolo, via
di corsa. Alla
fine la catasta era lì alta e imponente, tutto il rione si era
movimentato, anche i nostri genitori portavano legna ed altro
materiale da ardere, specialmente i covoni di granturco,
abbondanti nei campi a quei tempi. Tutto
era pronto, mancava l'approvviggionamento dei botti. Iniziava la
questua casa per casa, sempre nel rione di appartenenza. Poi di
corsa a comperare "tazzarole e trakke" dai nostri
sparatori artificieri prestigiosi. "Attente
uaio', stete attente, ne me facete passa' l' ueie".
Giuste raccomandazioni! La
sera del tredici, il grande evento. Si
accendeva il fuoco, che pian piano cominciava ad ardere
possente. Grosse
lingue di fuoco si alzavano verso il cielo, bagliori a giorno,
seguiti da scintille numerose. L'immancabile contadino che aveva
il pagliaio nelle vicinanze, veniva a protestare con veemenza,
ma poi si calmava e restava anche lui nei pressi del fuoco. Appena
le fiamme si calmavano, cominciavano i botti. Sembrava
l'artiglieria. Botti
da tutte le direzioni, noi a pie' la forma, gli altri a capo
canale, a rete all'uorte, alla schiavenaroie etc. Ma
non era finita: il giorno dopo, si attendeva l'esito
dell'opinione pubblica. Una
specie di giuria popolare che mandava in giro la voce a chi
aveva fatto il fuoco più alto e gli spari più forti. Così
i fuochi di santa Lucia nei mie ricordi. Ora
pare ci sia un tentativo per rinverdire la tradizione, e qualche
fuoco arde da qualche parte. Ma ahimè, è il caso di dire: non
esistono più i fuochi di una volta.
|