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Mario
era un ragazzo tranquillo, come ce ne sono tanti , sportivo ,
grande appassionato di moto.
Questa
sua passione, a volte lo faceva sembrare alquanto scapestrato
e poco avveduto, niente di più.
Vestiva
come capitava, Mario, non era ricercato e vanesio.
Negli
studi si applicava e rendeva abbastanza in profitto.
I
genitori, avevano accondiscevo ad acquistargli una nuova moto,
qualora avvesse superato la licenza liceale; di quelle tutte
cromate e di buona marca .
Non
certo per un patto intercorso a mo' di ricatto, tipo se sarai
promosso ti ......ma come premio a quella sua sviscerata
passione, ben conoscendo i genitori, la serietà ed i pregi
del proprio figlio.
E
così, Mario, dopo aver superato la licenza liceale con ottimi
voti, ebbe il suo più sorprendente dei regali, una moto Honda,
fiammante.
Erano
giorni di vacanza , l'estate stagione di luce e di spazi
infiniti, invitava a lunghe scarrozzate, in tutta libertà,
dopo i gravosi impegni scolastici.
Quanta
attenzione dedicava Mario alla sua moto !!!
Appena
rientrava nel garage, dedicava una cura capillare alla sua pulizia,
tanto che quella tornava a brillare come nuova.
Il
destino però sa aspettare , fissa inesorabile il suo
appuntamento a data ed ora prestabilita. Mario quel giorno,
uscì di buon mattino e si diresse verso la statale.
Erano
i giorni che precedevano il Ferragosto ed il traffico era
intenso.
Circolavano
anche i TIR , incutendo timore al loro passaggio , causa lo
spostamento d'aria che quei bisonti producevano al loro
transitare.
L'impatto
con una ruota posteriore di un TIR, fu fatale a Mario.
Con
la sua moto ruzzolò a terra, esanime, senza vita.
L'ambulanza
lo raccolse immobile, il casco lontano, la moto un
rottame.
La
notizia si diffuse con la velocità del fulmine, i genitori
affranti raggiunsero l'ospedale.
Gli
fu comunicato che Mario era in coma presso il reparto di
rianimazione.
I
giorni passavano, parenti ed amici si alternavano al suo
capezzale. I medici non si pronunciavano e dai loro
volti traspariva un cupo pessimismo : "e' in coma
profondo ", ripetevano a chi gli chiedeva notizie.
Settembre,
ottobre, novembre, Mario non dava segni di vita, sempre lì,
immobile come corpo morto; non un alito animava le sue membra.
A
dicembre, anche negli ospedali si respira aria di
Natale.
Le
suore coadiuvate dagli infermieri più volenterosi, addobbano
i reparti , fanno il presepe e l'albero di Natale.
L'avvento
del Bambinello si palpa ancor più in quei luoghi di
sofferenza e dolore e la speranza torna a farsi viva , ad
abitare negli animi maggiormente afflitti dalla disperazione.
I
genitori di Mario, si chiusero in religioso silenzio e
pregavano intensamente, con lo sguardo rivolto al cielo.
Fuori
nevicava, la neve scendeva sempre più fitta con
l'approssimarsi del Natale.
Da
dietro i vetri delle finestre vedevi tutta una coltre bianca e
la sera di lontano, forse dal campanile della chiesa , una
croce luminosa che sembrava sospesa nel vuoto .
Fu
durante la notte di Natale , nel silenzio del reparto di
rianimazione, che la mamma di Mario, come in una visione ,
vide quella croce che si avvicinava e mentre si avvicinava
diventava sempre più piccola, sino ad assumere le sembianze
di un raggio di luce , che dopo avere attraversato i vetri ,
andò ad adagiarsi lentamente sulla fronte di Mario.
Subito
dopo , scomparve.
La
mamma restò immobile, quasi paralizzata, non riusciva nè a
muoversi nè a parlare, mentre il corpo inerme di Mario
cominciò ad animarsi, come rinvigorito da un fluido
vitale.
Mario
muoveva le mani ed i piedi ed aprì gli occhi.
Appena
giorno i medici , dopo la visita del mattino, convocarono i
genitori di Mario.
"Oggi
è Natale" dissero, "la più bella festa dell'anno e
noi abbiamo per voi la più bella delle notizie. Vostro figlio
è uscito dal coma , la sua completa guarigione è solo
questione di tempo.
La
prognosi può considerarsi sciolta".
Fuori
la neve scendeva fitta e lenta e le campane suonavano a festa.
SERGIO
SANTILLI
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