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PARCO
LETTERARIO/
Gabriele D'Annunzio
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La
storia del paesaggio italiano è un capitolo di rara bellezza nel
libro della natura europea. Il clima temperato, le alte montagne e
la forma peninsulare nel mezzo del Mediterraneo, hanno creato nel
tempo attraverso grandi sommovimenti naturali ed umani - quel che
Dante indica come "L’aiuola che ci
fa tanto feroci". Un paese bello come un giardino, conteso fra
passioni e incurie, straziato dalla ferocia economica che spesso
l’ha trascinato in
disastrosi
mutamenti. I Parchi letterari sono un argine a tale scempio.
Vogliono
vivificare nell’essenza, alcuni scenari che i migliori dei nostri
antenati hanno esaltato. Angoli magici, i Parchi Letterari sono
luoghi dell’ispirazione di grandi autori e poeti, luoghi ancora
esistenti nel paesaggio. Questa collana geografica e poetica legata
alla veduta d’un viale o d'una fontana, d'un lago o
d'un monte e anche d'una chiesa o d'un castello forma un ponte fra
natura e cultura, aprendo nuovi orizzonti in antichi panorami.
Attraverso una biblioteca e una banca dati nella sede del Parco che
si trova presso il Comune del luogo, si
integrano testimonianze ed elementi di studio e di spettacolo. E'
una attività
che
vuole trasformarsi in economia culturale attraverso interventi ed
azioni collegati alla letteratura, alla conoscenza dei posti e
all’etnografia più segreta.
In
un filo di nostalgia, torna il tempo che il luogo ha vissuto e noi
lo ripercorriamo senza indicazioni ingombranti o sbarramenti
artificiosi. Lo riviviamo nella natura com'era. Questo l'idillio
leopardiano ricorda; così altri poeti, altri autori. Palcoscenico
naturale dove riconoscere le forme originarie e il soffio della
sapienza; qui la forza ispiratrice della natura attraversa la
vicenda umana.
E'
un privilegio nello spazio di oggi. Trascurare quanto fino a noi
giunto con tanta bellezza è rinunciare ad una parte della memoria
che è certezza di esistere e sicurezza di quel che siamo. Il Parco
Letterario è tutto questo. |
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Il
paese della Fiaccola sotto il moggio
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L’antico
abitato d'Anversa è adagiato su uno sperone roccioso, a 660 metri d'altitudine. Domina l'ultimo tratto delle suggestive Gole del
Sagittario, scavate dal fiume omonino che sebbene non le attraversi più
ha creato un ambiente rimasto inalterato nel tempo, oggi Riserva
Naturale del WWF. Qui sgorgano le Sorgenti di Cavuto, acque purissime
con proprietà terapeutiche. Attraversata dalla tortuosa strada
provinciale, che si snoda lungo il fianco della montagna sovrastante
l'antico alveo fluviale raggiungendo Villalago e Scanno, Anversa
costituisce la cerniera naturale tra Valle Peligna e Valle superiore
del Sagittario. Indagata nei suoi aspetti folclorici ed archeologici
da Antonio De Nino, scelta da Gabriele D'Annunzio per l'ambientazione
de La fiaccola sotto il moggio, il paese ha richiamato da sempre
l'attenzione di letterati, botanici, artisti e viaggiatori a tal punto
da aver dato vita ad un interessante Parco Letterario. Sul lato destro
delle Gole e sopra il crinale del Monte Sant'Angelo svetta il piccolo
nucleo di d Castrovalva, antichissimo castello normanno a 820 metri di
quota. Infeudato per alcuni secoli ai Sangro, ha conservato la sua
indipendenza sino al 1817, allorchè fu unita amministrativamente ad
Anversa.
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Il
borgo del Santo e dei serpari
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Piccolo
centro situato ai confini tra la Marsica e la Valle Peligna, Cocullo
deve la sua fama a tradizioni religiose e folkloristiche che la
rendono argomento di eruditi studi etnografici e meta turistica
davvero peculiare. Sorge nella valle del Rio Pezzana, affluente del
fiume Sagittario, a 900 m. sul livello del mare. Gli studiosi sono
ormai certi nell'identificare la KoνKoλv citata da Strabone
(I sec.a.C.) con un antico insediamento riconosciuto nei pressi
dell'attuale Cocullo, in località Triana e Casale. Oltre a notevoli
testimonianze di necropoli preromane, assimilabili a quelle vicine di
Anversa e, in generale, alle tombe peligne più antiche, furono più
volte accertate in passato presenze di strutture di età romana. Da
non dimenticare il rinvenimento di numerosi bronzetti raffiguranti
Ercole, indizio della presenza di un luogo sacro dedicato al dio degli
armenti. Nel medioevo le esigenze difensive costrinsero la popolazione
a costruire più in alto e a fortificare il paese, compreso nella
Diocesi di Valva ma dipendente politicamente dalla Contea dei Marsi.
Famoso ben oltre i confini regionali per la festa annuale di San
Domenico il primo giovedì di maggio, Cocullo vive in maniera
tranquilla ed appartata tutto il corso dell'anno, in un'atmosfera e in
un ambiente quasi immutati nonostante il passare del tempo.
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"Villa
de Lacu"
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Villalago
sorge in un paesaggio di notevole bellezza naturale, la Valle del
Sagittario, a ridosso del Parco Nazionale d’Abruzzo. Arroccato sul
Monte Argoneta, a 920 metri di altitudine, domina l’antica Valle de
Lacu, caratterizzata ancora oggi dai laghi di Scanno, Cupaione,
Lucido, Buono, Pio e, dal 1928 anche da questo di San Domenico, creato
artificialmente sbarrando il corso del fiume. La felice posizione
geografica tra i due bacini lacustri maggiori, lo splendido lago
naturale di Scanno e quello non meno incantevole di San Domenico,
presso l’Eremo, conferisce a questo suggestivo borgo dell’Abruzzo
interno un clima
mite, nonostante la situazione ambientale prettamente, montana.
La memoria della sua origine è conservata nel nome: Villalago ci
ricorda infatti l’esistenza di una villa, un tipico insediamento
umano altomedievale. Reperti d'epoca romana rinvenuti nel territorio
circostante testimoniano l’antica
frequentazione della zona. Vaghe tracce hanno lasciato i Longobardi
che sicuramente hanno abitato per molto tempo questi luoghi Le origini
dell’attuale nucleo abitato si fanno risalire invece al sec. XI e
sono strettamente connesse con l’arrivo di San Domenico di Foligno
nella Valle del Sagittario (1013 ca.) e con la fondazione dei
Monasteri domenicani, quello degli Eremiti in Prato Cardoso. Villa de
Lacu appartenne ai Conti di Sangro, poi ai Caldora, a Francesco da
Procida e, dal 1493 al 1568, fu infaustamente governata dai Belprato
che, in seguito ad un'ennesima ingiusta tassazione, furono
scacciati dalla popolazione che si costituì in libera
Università.
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