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La
via di roccia per l'eremo di S.Onofrio |
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Una conca č
come uno smeraldo incastonato in una corona di monti.
Verdeggia in primavera, s'incupisce in autunno. Racchiude in
sč l'idea del gioiello per la sua circoscrizione, per essere
cinta da alte mura che la rinserrano e la proteggono. I passi
che conducono ad essa svelano spesso panorami di eccezionale
bellezza, puntualmente riportati nei diari dei viaggiatori,
come quello ottocentesco di Edward Lear, che magnificava le
bellezze della Conca Peligna, apertaglisi d'improvviso
davanti. |
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In
effetti poche conche possono rivaleggiare con quella peligna.
I fianchi dei monti nascondono vie
di roccia la cui impervitą č direttamente proporzionale alla
rapiditą con cui, passo dopo passo si rivelano i suoi
panorami. Si pensi al
sentiero che dalle rovine del tempio di Ercole Curino e dell'altomedievale
chiesa di Santa Maria delle Grotte, sale all'eremo di
Sant'Onofrio. Un sentiero a
zig-zag, tagliato da tempo immemorabile nella roccia e nei cui
anfratti restano le tracce lasciate dai nostri progenitori:
figurine rossastre con lunghe vesti e bende pendenti dalle
braccia, piegate in pose come di danza. Sacerdoti di
cinquemila anni fa? Our inheritance, il nostro retaggio, in
ogni caso, direbbe il poeta T.S.Eliot. Piccoli segni, piccole
impercettibili tracce delle vite che ci hanno preceduto,
graffiate dipinte da chissą chi, chissą come, in tinta
rossastra; forse da chi indugiava su queste balze in
una pausa della caccia, o vi si riparava per sfuggire ai
nemici. |

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Rovine del tempio di
Ercole Curino
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Poi migliaia di anni
dopo (scomparso un grande impero la cui capitale, Roma, non era
distante da qui), altri uomini con vesti sacerdotali ascesero
queste rocce e ricavarono scalini dalla roccia, per
costruire un eremo su una sporgenza tra i monti, vicino ad alcune
grotte di quando in quando abitate da eremiti. In esse si
stabilirą Pietro Angelerio da Isernia, che nel 1294 sarą eletto
con il nome di Celestino V al soglio pontificio, abbandonato pochi
mesi dopo per preferire alle basiliche romane questa cattedrale
protesa nell'azzurro.
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Arrivati all'eremo,
infatti, la sensazione del cielo si fa quasi stordente; la valle
verdissima , in basso, si č miniaturizzata, coi paesi divenuti
linee bianche, i fiumi fili d'argento e i campi coltivati tessere
multicolori di un mosaico. E tutto č aria, tutto č luce, tutto
č dilatazione, da questo nido d'aquila affacciato sul vuoto pił
pieno di bellezze che l'Abruzzo possa offrire.
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Testo di Giovanni
D'Alessandro
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Come
arrivare
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