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Fauna
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La
millenaria, invadente e distruttiva azione dell'uomo, aveva portato alla
completa distruzione dei grandi erbivori selvatici dall'area della Majella
e alla estrema rarefazione, in aree sempre più marginali, della fauna più
pregiata del Parco. L'ultimo esemplare di Camoscio
nel massiccio fu abbattuto nell'Ottocento, analogamente a Cervo e
Capriolo. L'Orso, ridotto a pochi esemplari, è riuscito a sopravvivere in
condizioni precarie nelle foreste più impenetrabili, così come la
Lontra. solo il Lupo, soprattutto per l'abbondanza di greggi e la maggiore
capacità di adattamento è sfuggito all'annientamento. Grazie
all'affermarsi, anche tra le popolazioni dell'area, della cultura della
conservazione, ai notevoli sforzi compiuti dal Corpo Forestale dello
Stato, dal Parco Nazionale d'Abruzzo, dal WWF Italia, dal Club Alpino
Italiano e da diversi Comuni - Lama dei Peligni, Fara San Martino,
Palombaro, Sant'Eufemia a Majella - e alla azione di tutela del Parco, la
situazione è mutata radicalmente.
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Cervo e Capriolo, oggi popolano quasi tutte le aree boscate e le
radure del Parco con circa 150 e 80 individui dalla Valle dell'Orfento,
alla Majella Orientale, al Morrone. Il Camoscio d'Abruzzo, arrivato
dal Parco Nazionale d'Abruzzo nella primavera del 1991, amorevolmente
curato e assistito dai tecnici del Parco, è tornato signore
incontrastato delle vette e praterie d'alta quota dove è presente con
circa 50 unità e si riproduce regolarmente. L'Orso
bruno marsicano,
con circa 15/20 esemplari, è segnalato in ogni angolo del Parco:
nell'Orfento, sui Monti Pizzi, nella Valle di Macchialunga, nella
Valle del Foro, nella zona di Passo San Leonardo e
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e nel Pizzalto. Il
Lupo appenninico,
presente con circa 30 esemplari, per effetto dell'abbondanza di prede
naturali, ha dimenticato le discariche ed è tornato alle antiche
abitudini predatorie.La Lontra, l'animale
più esclusivo del Parco, è stabilmente accertata nelle acque dell'Orfento
e dell'Orta, con segnalazioni anche nel Vella e nell'Aventino. Gli
ambienti d'acqua del Parco ospitano anche la Trota fario, la Ravella e
il Barbo. Gli ambienti forestali del Parco, oggi sottoposti a una
oculata politica di uso razionale delle risorse boschive, ospitano
Gatto selvatico,
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Martora, Faina, Puzzola, Picchio dorsobianco, Falco pecchiaiolo,
Astore e tante altre specie, tra cui anfibi particolarmente rari
come l'Ululone dal ventre giallo, la Salamandra appenninica e la
più rara Salamandrina
dagli occhiali.
Gli aspri e
grandi valloni calcarei, tipici della Majella, costituiscono
rifugio ideale per Aquila reale, Gracchio corallino, Gracchio
alpino, Picchio muraiolo, Falco pellegrino e il raro Lanario. In
alto, a contatto con la maestosità dell'infinito,
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negli ambienti delle mughete e praterie d'alta quota vivono, tra i
tanti, la rara Vipera
dell'Orsini, il
Fringuello alpino, il Sordone e l'Arvicola delle nevi. Esclusiva
della Majella, dove nidifica a oltre 2000 metri con non più di 4/5
coppie, il Piviere tortolino: per il simpatico uccello, il Parco,
rappresenta in tutta l'Europa mediterranea, Alpi comprese, l'ultimo
rifugio. Presenti
sulla Majella quasi tutte le farfalle diurne italiane - 116 su 131 - e
quasi 700 notturne.
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